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E’ stata forse la Dakar più dura di sempre, e non lo dico io che ne ho viste solo due, ma tutti gli altri, compresi quelli che l’hanno corsa in Africa”. Con queste parole Filippo Ciotti, fresco di rimpatrio dal Sud America, commenta la sua seconda Dakar, che si è conclusa domenica 15 gennaio scorso, col suo arrivo sotto la bandiera a scacchi e il 51° posto nella classifica generale delle moto, quarto di categoria.

Una gara dura e selettiva, ma alla fine sei riuscito a migliorare il 58° posto del 2011 ed era questo l’obiettivo, no? “Sì, siamo riusciti a migliorare la posizione, e sono felice per questo. Ero partito per far bene nella categoria Marathon e la moto ha confermato le sue ottime potenzialità. Penso però che se avessimo avuto meno sfortuna avremmo potuto commentare oggi una classifica molto migliore. Ci meritiamo di più, lavoreremo per ottenerlo”.

In un raid così lungo e massacrante la sfortuna va messa in preventivo, e forse alla fine gli episodi favorevoli e sfavorevoli si compensano, non credi? “Intendiamoci, sono contento, ma se ci penso bene scopro che ogni giorno abbiamo avuto qualcosa che non ci ha consentito di esprimerci al meglio. Noie all’impianto elettrico, problemi di eccessivo consumo di carburante, un guaio alla pompa della benzina che mi ha obbligato a fermarmi un sacco di volte e perdere tantissimo tempo, e poi l’incidente con un’auto che ha rischiato di costringermi al ritiro”.

Quando è successo? “Nella tappa verso Iquique, sono stato investito dalla vettura di Peterhansel. Sul momento l’adrenalina non mi ha fatto neanche avvertire il dolore, poi però ho pagato molto in termini di risultati. Anche perché la moto è finita in acqua ed è saltata tutta la strumentazione elettronica. Tuttavia ho concluso la mia seconda Dakar su due. Il guaio è che certe gare non si corrono tutti i giorni, né sono dietro l’angolo, perché la voglia di rivalsa è già forte nonostante sia appena rientrato”.

Dal tuo punto di vista invece, cosa cambieresti? “Diciamo che i problemi che abbiamo avuto sono più che altro dei peccati di gioventù. Per quanto riguarda me, devo migliorare sui percorsi sabbiosi mentre sono più competitivo su fondo duro, dove mi trovo decisamente a mio agio. Il Perù si è rivelato un ostacolo durissimo in questo senso, con molta sabbia, tantissimo fesh-fesh, insomma gli organizzatori hanno voluto mettere a dura prova gli uomini e i mezzi, e ci sono riusciti alla perfezione”.

Anche le condizioni ambientali ci hanno messo del loro… “Sì, e questo lo sapevamo. Grandi variazioni di temperature, condizioni estreme, insomma c’erano tutti gli ingredienti. Onestamente la voglia di riprovare è tanta, adesso siamo appena rientrati e c’è tempo per pensare al 2013, però spero davvero di poter correre di nuovo questa gara, perché sono convinto di poter migliorare parecchio, per la soddisfazione mia e di tutti quelli che in qualunque modo ci hanno sostenuto, e che meritano di veder ripagati al cento per cento i loro sforzi”.

Prosevent srl – Addetto Stampa Gianni Verdi (347-5383497) gianniverdi@libero.it

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